Biblioteca digitale

Memorie dell'Accademia Urbense


Emilio Podestà, I banditi di Valle Stura. Una cronaca del secolo XVI, Memorie dell'Accademia Urbense (nuova serie) n. 3, Ovada 1990, 96 pp
.

Scarica il libro in formato pdf (8,40 Mb)


Quando, sul finire del 1989, prospettavo agli amici Paolo Bavazzano e Giacomo Gastaldo l'idea di riprendere le pubblicazioni delle «Memorie dell'Accademia Urbense», non immaginavo di certo che l'avvio di questa collana sarebbe stato così rapido e che, nell'arco di un solo anno, avremmo potuto pubblicare ben tre titoli.
L'autore di questo studio, che ora consegnamo alle stampe, non ha certamente bisogno di alcuna presentazione presso i nostri lettori. Già alcuni anni fa scriveva di Lui Emilio Costa: «I due volumi di Emilio Podestà su Mornese, hanno recato un contributo di notevole rilevanza nell'ambito della storiografia ligure che focalizza le proprie ricerche su una interessante plaga dell'Oltregiogo. Si tratta di lavori basati su assidue ricognizioni archivistiche che vitalizzano filoni di studio fino a pochi anni addietro scarsamente frequentati».
Oggi, che anche un terzo volume è stato pubblicato, e la storia di Mornese è completata, dall'approfondimento di una delle mille vicende che formano la trama di questa sua ricerca appassionata, nascè il nostro libro.
Nel 1570, Mornese si ribella alle angherie dei bravi di Ugo Doria, signore del paese, e ne fa strage. L'episodio, dal quale emerge il più generale clima di violenza, imperante in quegli anni, e il fiorire del banditismo, fenomeno particolarmente virulento in zone di confine, come era a quel tempo la nostra, lo invoglia a successivi approfondimenti. Dalla piccola alla grande storia. Nell'Oltregiogo durante la seconda metà del sec. XVI è il primo contributo su questo tema, oggetto di una sua comunicazione al «Convegno internazionale di studi sui ceti dirigenti nelle istituzioni della Repubblica di Genova», nel 1988.
Ma, scattata la molla dell'interesse, l'abilità del ricercatore continua a disseppellire dagli archivi un materiale sempre più vasto e interessante che ha finito poi per coagularsi nelle vicende che questo libro viene narrando.
Da queste pagine, il quadro del Cinquecento come secolo di «ferro», nel quale la violenza è più la regola che l'eccezione, viene confermato. Ma asteniamoci dall'identificare i «banditi», ovvero i colpiti da bando, della nostra vicenda con i delinquenti contemporanei che vivono in un «mondo di valori rovesciati». La loro posizione, come provano i saldi legami che avevano con le popolazioni, è in larga misura interna alla struttura delle comunità locali, essi - come afferma Osvaldo Raggio in Faide e Parente, un accurato studio del fenomeno condotto, per gli stessi anni, sulla Valle della Fontanabuona - giocando un ruolo non secondario nelle strategie che le varie «parentelle» mettono in atto per la supremazia, fanno parte a pieno titolo della dinamica sociale del tempo.
In quest'ottica non ci stupisce più scoprire che molti «banditi» non sono illetterati e comprendiamo come le richieste dei «commissari», rivolte ai parenti dei latitanti di dare «sigurtà», con esborsi anche notevoli, erano tutt'altro che gratuite angherie.
Fatta questa premessa, come curatore, non mi resta che ringraziare l'Autore che ha voluto pubblicare questo suo lavoro nella nostra collana, e augurare a Lui e a noi che questo libro incontri lo stesso successo, se non maggiore, di quelli già pubblicati.
Da ultimo, ma la cosa non è meno importante, voglio ricordare che senza la generosità della Cassa di Risparmio di Torino e l'interessamento degli Assessori alla Cultura Giuliano Ferrini di Ovada e Cristino Martini di Rossiglione questa pubblicazione non avrebbe potuto aver luogo.


Ovada, Settembre 1990
Alessandro Laguzzi