Antonio Mancini, Figura femminile

Archivio Quadreria

Il disegno a carboncino Figura femminile di cm. 31×24 di Antonio Mancini, per l’espressività, per le parti chiaroscurali e per il vigore del segno, coerente con l’anima inquieta e con la poetica dell’artista, può essere collocabile nella corrente estetica dell’Impressionismo. Antonio Mancini (Albano Laziale 1852-Roma 1930) occupa una posizione di rilievo nel contesto artistico post-impressionista e negli anni della prima metà del Novecento. “Enfant prodige”, eseguì, appena sedicenne Scugnizzo con cesta appesa ad una corda, un’opera matura e originale che denota le sue innate capacità artistiche. Avviato, nel 1864 all’Istituto di Belle Arti di Napoli, vi rimase per nove anni, allievo, in un primo momento di Raffaele Postiglione e poi di Domenico Morelli. Di quegli anni si ricorda il Prevetariello, primo capolavoro di stupefacente penetrazione psicologica. Questa ed altre opere attirarono l’attenzione della critica, tanto che nel 1872 fu invitato ad esporre due suoi quadri al Salon parigino. I suoi frequenti viaggi lo portarono a Venezia, dove studiò i maestri del Cinquecento e nel 1874 a Milano, sempre per motivi di studio e di approfondimento. Nel 1876 soggiornò a Parigi per un anno, studiando gli impressionisti e lavorando per il mercante d’arte Goupil. Tornato in Italia conobbe lo scultore Vincenzo Gemito col quale strinse una fraterna amicizia. Nel 1901 si recò in Olanda per riscoprire la pittura fiamminga e successivamente andò a Londra e Dublino. Continuò a lavorare con intensità su opere dal colore più denso e materico, applicando sulla tela frammenti di vetro, stagnola dorata o argentata, strisce di stoffa, al fine di ottenere speciali effetti cromatici e luminosi. La produzione di Antonio Mancini fu vasta; in essa si possono individuare fasi distinte, secondo uno sviluppo costante di un percorso dinamico, caratterizzato da una energia sempre più vigorosa nel trattare il colore. Partecipò alla Biennale di Venezia del 1914 e a quella del 1920 ed espose al Castello Sforzesco di Milano nel 1928. L’anno seguente fu nominato Accademico d’Italia. Molti suoi lavori figurano nelle principali Pinacoteche italiane e nei più importanti musei stranieri.