Alberto Helios Gagliardo, Opere

Archivio Quadreria

Chiude la nostra selezione Alberto Helios Gagliardo (Genova 1893- 1987), illustre pittore e incisore ligure, con un nucleo di sei opere che fanno parte del cospicuo lascito di Natale Proto all’Accademia Urbense: Colombo avvista la terra, olio su tela di cm. 151×102 del 1951, Ritratto del pittore Natale Proto, olio su tela di cm: 95×70 del 1965, Gesù e i fanciulli olio su tela di cm. 60,5×65, Natura morta con ventaglio, olio su masonite di cm. 43,5×45,5, L’artista e la gloria” acquaforte di cm. 60×50 e Autoritratto col leoncino acquaforte di cm. 35×32,5. I quattro oli e le due incisioni furono presentati nella degna cornice della Loggia San Sebastiano, nella mostra A.H. Gagliardo Opere della collezione Proto, nei mesi di settembre e ottobre del 2003, e sono elencate e pubblicate in catalogo. Significativo è il quadro Colombo avvista la terra, pubblicato col titolo Colombo e la ciurma nella monografia di Alberto Helios Gagliardo curata da V. Rocchiero nel 1976 per l’Editrice Liguria Sabatelli. L’opera, tipica dell’arte di Gagliardo, è carica di quella forza evocativa e simbolica che diventa trasfigurazione immaginaria e metafora del navigatore avventuroso che non teme alcun pericolo. Alberto Helios Gagliardo fu un abile ritrattista al quale viene riconosciuta l’innegabile capacità nel definire e rivelare il carattere del soggetto. Del ritratto di Natale Proto del 1965, in una breve lettera da Genova il 12/gennaio/1964, Gagliardo scrive : «Caro Sig. Proto Il suo ritratto è ormai finito del tutto, firmato e verniciato. Vedo che piace quanto quello di mio nipote, che tanto successo ebbe. Il pittore Picollo, segretario del Sindacato artisti, l’altro giorno che fu da me, sembrava non poter staccare gli occhi dal quadro. Sai, mi disse, che quel ritratto mi ossessiona?» L’arte, strumento di comunicazione personale, ha il potere di riunire, riconciliare al di là di ogni fede o ideologia. L’arte è quindi una forza unificatrice che crea “relazioni” fra la ragione e il piacere, armonizzando, come ha scritto Schiller, “le leggi della ragione con gli interessi dei sensi”. La difesa e l’arricchimento del patrimonio artistico assumono così un nuovo valore, quello di una memoria che si fa punto di riferimento, fattore di creatività.