Fausto Bima, Autoritratto

Archivio Quadreria

Mentre osservavo con intenso interesse la serie di autoritratti della Pinacoteca dell’Accademia Urbense, fui attratto dal volto di Fausto Bima. Quello sguardo e quella pittura dai contorni nitidi, suscitarono un incredibile insieme di ricordi e sensazioni, archiviati nella mia memoria dalla lontana giovinezza, legati al periodo inquieto del secondo dopoguerra e all’amicizia e all’affinità ideale tra Bima e mio padre. Dell’Autoritratto di cm. 45X35, firmato Bima in alto a destra, emergono lo sguardo acuto e l’impostazione del viso lievemente voltato di tre quarti, il rifiuto di ogni calligrafismo, tranne l’insolito e vistoso colletto bianco. Fausto Bima fu un personaggio singolare che considerava Ovada “come una seconda città natale”. Nel suo libro “La città di Ascanio” edito a Roma nel 1963 e in altri accurati saggi pubblicati sulla rivista “La Provincia di Alessandria” e la “Rivista di Storia, Arte e Archeologia per le Provincie di Alessandria e Asti”, scrisse ampiamente su Ovada. Fu amico intimo del fratello di Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, illustre pittore e scrittore, che lo ritrasse con una folta barba in un curioso ritratto a matita, oggi in una collezione privata modenese. Nel foglio, in alto a sinistra si legge una dedica: “Al mio caro Fausto Bima, il longevo, il suo Alberto Savinio, Roma ottobre 1948”.