Di Nicolò Barabino (Sampierdarena-Genova 1832- Firenze 1891) viene presentato il bozzetto per la Madonna dell’Olivo, tela che nel 1887 fu esposta alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Venezia. L’opera compiuta raffigurava la Madonna contornata da rami d’ulivo con il titolo :”Quasi Oliva Speciosa in campis” ispirato al versetto biblico dell’Ecclesiastico (14,14) e alle Litanie Mariane. Allievo, all’Accademia Ligustica di Genova, di Giuseppe Isola e vincitore del pensionato Durazzo nel 1857, Nicolò Barabino si stabilì a Firenze insieme ai colleghi Semino e Castagnola e allo scultore Augusto Rivalta. A Firenze frequentò il gruppo degli artisti del Caffè Michelangelo, un ambiente culturale complesso e ricco di fermenti intellettuali. Per Nicolò Barabino, però, furono più che altro gli artisti del Quattrocento e del Cinquecento fiorentino i modelli sui quali esercitò il proprio affinamento tecnico e culturale. Più tardi completò la sua formazione a Roma e Venezia. Nel 1880, recatosi a Parigi, lo attrasse la pittura di Meissonier e quella di Alma Tadema. I soggetti storici e religiosi furono i prediletti dal Barabino, che li trattò in grandi affreschi e in quadri ad olio ricchi di colore e di indubbia capacità disegnativa. Negli affreschi affiorano reminiscenze scenografiche del Tiepolo e dei Settecentisti, particolarmente visibili nelle seguenti opere: Pier Capponi, Galileo deriso, Vespri Siciliani, al Palazzo Celesia di Genova; Archimede, Volta, Colombo deriso, Galileo in Arcetri al Palazzo Orsini. Decoratore di Chiese e Santuari, eseguì i cartoni per le lunette a mosaico della nuova facciata di Santa Maria del Fiore in Firenze. Sue opere si trovano nelle più importanti Gallerie d’Arte pubbliche italiane. Evidente è il divario tra i bozzetti del Barabino e le sue opere finite. Nel presente bozzetto dell’artista sampierdarenese c’è, sia la libertà da ogni condizionamento di natura agiografico-religiosa, sia la libertà nella stesura del colore che viene usato strutturalmente, senza alcun impianto disegnativo, alla maniera dei suoi amici macchiaioli.
